Le Primarie del
centrosinistra hanno l’obiettivo di individuare il premier della coalizione dei
democratici e dei progressisti.
Alle spalle un
ventennio caratterizzato dalla parabola del berlusconismo iniziato con il sogno
della rivoluzione liberale e le milionate di posti di lavoro con un bilancio
finale tragicamente di negativo in termini di deficit di cultura di governo,
personalizzazione della politica, svilimento della funzione del ceto politico
–tra nominati e starlet nelle istituzioni-, scandali di ogni genere e sorta.
Dentro questa fase
decadente della Storia Repubblicana, il centrosinistra, colto di sorpresa nel 1994, ha risposto con gli esperimenti
dell’Ulivo, nel 1996, e dell’Unione, nel 2006, che, usciti vincenti dalle urne,
hanno evidenziato limiti di tenuta con la sfida del governo. Dopo la caduta del
secondo esecutivo guidato da Romano Prodi, con la rottura tra sinistra
riformista e sinistra radicale anche l’esperienza della vocazione maggioritaria
del neonato Partito Democratico non è risultata risolutiva.
La fine anticipata
del Governo Berlusconi-Bossi ha messo in evidenza la crisi profonda in cui le
destre hanno condotto il Paese. Crisi politica, crisi economica, crisi di
società.
L’esperienza del
Governo Monti ha consentito all’Italia di recuperare credibilità internazionale
con tutti limiti di una maggioranza trasversale voluta dal Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, per
salvare il Paese dal baratro dove lo stavano conducento Berlusoni & C.
I limiti
dell’esecutivo dei tecnici sono però evidenti e nonostante le battaglie
parlamentari dei Gruppo del PD specie se si guarda alla riforma di pensioni e
del mercato del lavoro. Equità e crescita appaiono come capitoli che i professori
non sono riuscire a scrivere se non per titoli.
Il lavoro di
progetto e programma che il PD ha compiuto in questi è profondo, scandito da
conferenze tematiche, penso ai temi del Lavoro e dello Sviluppo Sostenibile, il
dibattito nelle Feste Democratiche, ed in ultimo la presentazione della Carta
di Intenti per un Patto tra Democratici e Progressisti.
Ricostruzione e
cambiamento queste sono le direttrici da seguire.
Ricostruire sulle
macerie di una politica che non ha saputo governare i processi derivati dalla
crisi finanziaria globale.
Ricostruire una
politica che ha perso ogni portato etico-morale offrendo facile sponda a chi
pensa che con una vaffa si possa
governare un paese grande e complicato come l’Italia.
Cambiare politica
economica e sociale affrontando con decisione il crescente disagio sociale,
immaginando percorsi di crescita e sviluppo, inclusivi per un crescente numero
di donne e uomini esclusi dal mercato del lavoro, e quindi dalla piena
cittadinanza.
Cambiare politica
industriale, cogliendo le specificità dei territori e le sfide dell’economia
verde, sforzandosi di tenere insieme le ragioni del Lavoro e dell’Ambiente.
Cambiare politica
fiscale nell’ottica dell’equità detassando il lavoro e agendo sulle transazioni
finanziarie e sulle rendite.
In questa
direzione vanno le recenti proposte di Cesare Damiamo e Pierpaolo Baretta.
Rimettere al
centro le politiche per i Giovani e per la Cultura capaci di liberare energie e
risorse che possono fare tornare a correre un Paese fermo.
Un lavoro ampio e
complesso che richiede una guida salda e determinata.
La scelta del
Partito Democratico di utilizzare lo strumento delle Primarie di coalizione per
individuare il candidato premier consente di agganciare il percorso di
approfondimento e definizione delle politiche di governo ad un forte momento di
partecipazione dal basso che potrà dare forza alle idee e alle donne e agli
uomini che dovranno portarle avanti nel Governo e del Parlmento.
Le Primarie non
sono, né possono trasformarsi in un congresso del PD mascherato che
rischierebbe di allontanare gli alleati, di sfilacciare l’alleanza per il
governo dell’Italia. Né possono diventare l’espediente per una conta sui
territori, interna al PD o ai suoi alleati, per misurare velleità ed ambizioni
personali. Senza retorica, in ballo c’è
il futuro del Paese. È una sfida a cui arrivare pronti ed uniti, nel PD e con
gli alleati del centrosinistra.
Pierluigi Bersani è
l’uomo giusto per guidare questa nuova fase politica.
Ha tenuto insieme
il Partito Democratico favorendo l’incontro tra le diverse culture politiche
dentro una dimensione plurale e mai leaderistica, insieme a quanti hanno voluto
lavorare per la crescita della proposta di governo del partito.
Ha saputo
affrontare la crisi di partecipazione e radicamento della politica, si pensi al
commissariamento della Federazione di Napoli affidato ad Andrea Olrlando, con
il pieno coinvolgendo una nuova generazione come testimonia il rinnovamento dei
gruppi dirigenti nelle città e nelle regioni.
Ha dimostrato in
questi anni, con un impegno faticoso e certosino, la volontà di aggregare forze
politiche, sociali e civiche non in base ad opzioni ideologiche ma tenendo la
barra diritta sui temi e sulle proposte.
È su questa strada
che si deve continuare, uscendo dalle logiche dello scontro vecchi-giovani,
contenuti- immagine, serietà-sorrisi, piazze-socialnetwork.
Le destre e le
politiche neoliberiste non sono ancora sconfitte definitivamente, le Primarie
devono rappresentare una grande di occasione di partecipazione, diffusione
delle idee, allargamento della base del centrosinistra, a partire dai nostri
delusi e potenziali astenuti.
Confrontiamoci sui
temi e sulla premiership, facciamolo con forza ma con rispetto reciproco,
consapevoli che il popolo del centrosinistra ed i cittadini considerano l’unità
profonda tra noi e i nostri alleati il più grande limite del passato e il
migliore investimento nel futuro.
Domenico
Siracusano
Responsabile
Organizzazione PD Città di Messina