lunedì 28 ottobre 2013

PD MESSINA, OCCASIONE MANCATA



Guglielmo Epifani, Segretario Nazionale PD
Giuseppe Lupo, Segretario Regionale PD Sicilia
                             e Reggente PD Messina
Commissione Nazionale di Garanzia
Commissione Nazionale per il Congresso
Commissione Regionale per il Congresso PD Sicilia
Commissione Provinciale per il Congresso PD Messina
Candidati alla Segreteria Nazionale
                           Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo, 
                           Gianni Pittella, Matteo Renzi


Compagni e amici,
una comunità politica democratica, come dovrebbe essere il nostro partito, si regge su regole condivise che ne definiscono sia la modalità di accesso (tesseramento) e sia la definizione della linea politica e gruppi dirigenti (congressi).
Ci apprestiamo a vivere, in una difficilissima fase politica di fronte ad una crisi economica senza precedenti, una delicata fase congressuale che dovrebbe dare identità, energie ed organizzazione al Partito Democratico.
In Provincia di Messina, dove la crisi politica, economica e morale raggiunge, se possibile, livelli ancora più critici ci accingiamo a vivere  i congressi di circoli e, quindi, l’elezione del Segretario Provinciale in un clima che non sta rispettando le attese di rinnovamento e ricostruzione che lo stesso reggente Giuseppe Lupo ha contribuito a creare.
Era stato garantito che, con il nuovo congresso, per favorire una partecipazione ordinata e trasparente,  si sarebbe posto rimedio alle storture che negli anni si erano realizzate in contrasto alla Statuto Nazionale e Regionale, con l’avallo dei deputati regionali e nazionali della nostra provincia. Oltre sessanta circoli nel capoluogo e due o più circoli in comuni piccoli e piccolissimi creati unicamente per venire incontro alle esigenze di differenziazione di gruppi e gruppuscoli.
Per riportare la legittimità statutaria, rispetto all’indirizzo politico del Segretario Regionale, Giuseppe Lupo, la Commissione Regionale per il Congresso ha deliberato di ridurre a dieci i circoli nel capoluogo, tenendo conto dell’estensione delle periferie e dei villaggi collinari, e di unificare i circoli nei comuni della provincia.
Nulla di tutto questo è stato realizzato. Nella quasi totalità dei Comuni della Provincia rimangono più  circoli per Comune mentre nel capoluogo i circoli sono stati ridotti a dieci è vero ma senza tenere in alcun conto quanto previsto dallo statuto regionale che all’Articolo 5 lo Statuto Regionale del Partito Democratico di Sicilia che al comma 2.specifica che “La base territoriale del circolo è il comune e le circoscrizioni ove presenti, salvo eccezioni motivate da esigenze di nuclei abitati o frazioni distanti”. I 60 circoli sono stati, invece,  accorpati senza alcuna logica territoriale e anche a cavallo tra una circoscrizione e l’altra.
Così il Partito Democratico  in Provincia di Messina vive di vita propria fuori dalle regole dello Statuto Nazionale e Regionale.

Compagni ed amici in indirizzo, a voi le valutazioni e le eventuali decisioni su una condizione che contrasta la legittimità statutaria e, certo, non favorisce la partecipazione vera e il confronto profondo anzi crea il paradosso di un partito che non riesce ad attuare le proprie regole pensate per la crescita e lo sviluppo del proprio radicamento territoriale per assecondare uno status quo più che discutibile.

A me la presa d’atto che il Circolo Cesare Terranova di cui ho fatto parte e che ha operato per anni nella III Circoscrizione tra Camaro e il Quartiere Lombardo, esprimendo anche rappresentanze in sede istituzionale, è stato accorpato con alcuni circoli del centro città, di un’altra circoscrizione, senza nessuna logica politica ne considerazione delle dinamiche e della rappresentanza territoriale.

Su queste basi il nostro Congresso rappresenta una ennesima occasione mancata: una sconfitta per un partito chiuso in se stesso che non riesce ad entrare in relazione con le istanze e i bisogni delle comunità della nostra provincia.

Messina 28.10.2013                                                                                                                                   Domenico Siracusano
 Iscritto PD Messina

sabato 12 ottobre 2013

FALLIMENTO E DISSENSO

Sarebbe servito un congresso vero nel quale si confrontassero due o più opzioni politiche contrapposte per individuare una visione ed una prospettiva per il PD messinese.
Alla debolezza e ai limiti che fronte dei cosiddetti innovatori si è contrapposta la pervicace determinazione dei maggiorenti del partito, trasversalmente a tutte le aree, nell’evitare un confronto vero che ponesse in evidenza differenze e distinzione.
Nell’indistinto accordo unitario su un candidato unico tutto si confonde. Niente di personale ovviamente nei confronti di Basilio Ridolfo. 
La stampa e l’opinione pubblica lanciano giudizi sprezzanti per valutare chi ha vinto e chi ha perso. Il vero sconfitto è il PD che rimane impantanato dentro logiche difficilmente spiegabili e francamente non condivisibili.
Le vicende politiche, e non solo,  che hanno attraversato e attraversano il PD negli ultimi mesi meritavano una risposta ben più decisa del richiamo ad una unità posticcia. Non è il tempo dell’omologazione.
Ma abbiamo fallito. Ha fallito soprattutto chi ha provato in questi mesi a creare le condizioni per un rilancio del PD come soggetto di cambiamento orientato alla giustizia sociale. Lo status quo ci consegna un partito che vuole rimanere immobile nonostante quello che accade dentro al PD e intorno a noi.
Abbiamo fallito perché non bastava sottrarsi alla firma dell’accordo. Occorreva sforzarsi fino all’ultimo per evitare che con la candidatura unica il congresso di fatto si trasformasse da piazza di confronto e dibattito a deserto  di mera definizione di organismi dirigenti.
Allo stesso modo con cui, senza sconti, ammetto il fallimento  voglio esprimere con convinzione e determinazione il dissenso rispetto a quest’operazione politica.
Il dissenso non giustifica o aggiusta gli errori commessi ma marca una distanza che è profonda rispetto a modalità di gestione e interpretazione del partito, anche dei vertici regionali e nazionali, che lo allontanano da iscritti e simpatizzanti.
 Un dissenso, profondo e personale,  che non è detto che possa trovare forme collettive e organizzate all’interno di questo PD.
Avevamo di fronte una sfida. Abbiamo realizzato l’ennesima occasione mancata.

Domenico Siracusano – Iscritto PD

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