Roma, 13 mag (Velino) - La diciassettenne Graziella Campagna, stiratrice in una lavanderia di Saponara, in provincia di Messina, è stata uccisa dalla mafia con cinque colpi di lupara per aver ritrovato l’agendina del boss Gerlando Alberti. Il movente del delitto, avvenuto nel 1985, è stato ribadito dalla Cassazione che ha confermato la sentenza di condanna all’ergastolo per lo stesso Gerlando Alberti e per Giovanni Sutera. Il ritrovamento dell’agenda, che il boss aveva dimenticato in una camicia portata a lavare, costituiva un pericolo per la mafia in quanto il fratello di Graziella Campagna era un carabiniere. E proprio le indagini, condotte in gran parte privatamente, di Pietro Campagna hanno rappresentato un importante riscontro alle dichiarazioni dei pentiti sulle quali si è basata la condanna inflitta ad Alberti e Sutera dalla Corte d’assise d’appello di Messina e confermata dalla Cassazione. I giudici della prima sezione penale della Corte, con la sentenza 20163, hanno infatti sottolineato che “le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sugli autori del delitto e la causale sono adeguatamente riscontrate”.
E tali riscontri vengono per l’appunto individuati, tra l’altro, “negli esiti delle private indagini del carabiniere Pietro Campagna e, soprattutto, nella registrazione da lui stesso eseguita il 4 febbraio 1989, all’interno della lavanderia”. Il militare dell’Arma aveva infatti registrato un colloquio con Agata Cannistrà, collega di Graziella, che confermava il ritrovamento dell’agendina e indicava proprio in questa circostanza la causale dell’omicidio. La stessa Cannistrà e unìaltra collega, Franca Federica erano state mandate a giudizio per favoreggiamento ma il reato si è prescritto.
(AGI) 13 mag 2009
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